Come Sant’Agostino e i Pink Floyd, Rafa Benitez ci parla spesso del Tempo. Lo chiede ai critici da quando è arrivato a Napoli, dice che gli serve per capire, lavorare, modificare una cultura italiana che non condivide, trasformare gli errori in opportunità , lucidare i muscoli, scalare la classifica, eventualmente vincere. Dopo le buche prese a inizio stagione, di tempo stavamo per non concedergliene più. Invece aveva ragione lui, che non a caso in carriera qualcosa ha combinato: il Napoli è terzo e sta finalmente dove deve stare, anche se un anno fa aveva 7 punti in più, era a pari della Juventus e a meno 3 dalla Roma capolista. Almeno però la tendenza si è invertita, ed è già qualcosa.
I numeri sono chiari. Nelle prime 4 partite 4 punti, 6 gol subiti, poco gioco, tanti problemi. Nelle successive 7 partite 17 punti, 0 sconfitte, 2 scalpi nobili (Roma e Fiorentina), squarci di calcio show, media punti da 1 a 2,42, media gol subiti più che dimezzata (da 1,5 a 0,54). Sono aumentati i gol fatti (da 5 in 4 partite a 15 in 7) e sono arrivati quelli di Higuain, 6 negli ultimi 4 match dopo un digiuno assurdo per uno come lui. Con Callejon, capocannoniere con Tevez a 8 (ma senza rigori), il Pipita forma la coppia più calda della serie A: ha un senso, visto che il Napoli è secondo per tiri in porta a partita (18,2) dietro la Juve (19,4).
Da dove arriva questo colorito nuovo? Il Tempo, appunto. La calma e il lavoro, secondo il noto motto di Rafa: «Senza fretta ma senza pause». La gamba finalmente va, la preparazione completata ha ripulito Higuain e soci delle scorie mondiali, Hamsik ha raggiunto almeno la sufficienza, alcuni nuovi sono fioriti (Koulibaly e David Lopez), si è rinforzata l’autostima di Rafael, ex erede pallido di Pepe Reina. Poi è stato elaborato il lutto di Champions. Uscire al preliminare con l’Athletic Bilbao è stato un fallimento senza scuse. Con gli azzurri i baschi parevano il Bayern, ora in coppa sono fieri ultimi con un punto in 4 gare. Probabilmente oggi il Napoli li asfalterebbe tanto a poco, ma oggi non è ieri.
Anche qui, questione di tempo: ad agosto calendario e bioritmi erano dissincroni come un film montato al contrario. Succede, Rafa sotto sotto lo sapeva, ma vallo a spiegare ai tifosi, ai critici e ai giocatori, privatisi del giocattolo Champions prima ancora di scartarlo.
Il nuovo viaggio del Napoli è appena iniziato e alcuni rebus restano irrisolti: certi nomi come Michu permangono misteriosi, manca la continuità sui 90’, Hamsik deve ancora tornare Hamsik e qualche innesto a gennaio non guasterebbe. E poi c’è il grosso guaio Insigne.