ESCLUSIVA - Giaccherini, l'ex presidente: "Napoli? Non potrebbe dire no, ecco cosa mi ha confidato. Ha una storia in comune con Insigne. Stava per lasciare il calcio che conta"

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di Bruno Galvan, twitter:@BrunoGalvan85

Con l’infortunio a Lorenzo Insigne, il Napoli si è mosso per cercare un sostituto che possa ricoprire, con le stesse qualità, quella porzione di campo dello scacchiere tattico di Rafa Benitez. Fra i nomi accostati c’è certamente quello di Emanuele Giaccherini che per caratteristiche è quello che più somiglia all’attaccante di Frattamaggiore. Fra i due c’è anche una particolare analogia: entrambi furono scartati ai provini perché non ritenuti idonei per la loro altezza che per alcuni addetti ai lavori, era un problema non da poco in un calcio dove la stazza fisica sembra ormai prevalere sulla tecnica di base. La redazione di CalcioNapoli24 ha contattato in esclusiva Mario Rosadini, presidente dell A.C. Bibbiena, prima squadra che ha lanciato Emanuele Giaccherini verso il grande calcio. Fra Rosadini e Giaccherini, c’è un rapporto solido che dura ancora tutt’ora. A testimonianza dell’umiltà che l’attuale calciatore del Sunderland ha nelle sue corde caratteriali.

Ci racconta come nasce il Giaccherini calciatore?

“Giaccherini lo abbiamo preso da noi quando aveva 8 anni. Eravamo l’unico club che faceva settore giovanile nei pressi della sua città natale, Talla. Con noi ha fatto tutta la trafila fino agli allievi nazionali. In una di queste gare subì un infortunio scontrandosi con il portiere avversario, e dovette farsi asportare la milza. Emanuele era un fenomeno, segnava 90 gol all’anno. Dopo l’infortunio l’abbiamo promosso in prima squadra facendogli giocare il campionato di Promozione e poi quello di Eccellenza dove peraltro fece il capocannoniere”

E’ vero che fu scartato dall’Arezzo?

“E’ vero. Andammo a proporlo all’Arezzo, ma un loro dirigente sentenziò senza ombra di dubbio: “Questo è un nano. Non potrà mai giocare al calcio”. Poi lo portammo a Cesena dove dopo solo due palleggi ci dissero che era un fenomeno e lo tennero lì.  In Romagna ha fatto dai giovanissimi fino alla prima squadra”

Ha qualche aneddoto su Emanuele?

“Ricordo che quando giocava in C2 non gli davano tanti soldi, mi chiamò dicendomi: “Guarda, non posso andare avanti così. Mollo tutto e torno a giocare a Bibbiena così mi metto a studiare e mi trovo un lavoro”. La sua fortuna fu avere Bisoli a Cesena che gli diede fiducia nella cavalcata dalla C alla A e fu così che cambiò la sua vita. Un altro episodio curioso fu quando in Eccellenza fece un gol da capolavoro: sombrero al difensore di 190cm e conclusione al volo all’incrocio dei pali. Il mister avversario si lamentò col suo centrale che gli rispose: “Mister, non ho nemmeno visto il pallone. Questo dieci è un extraterrestre”

Che tipo è?

“Non perché ci sentiamo ancora o voglio fargli pubblicità perché non ne ha bisogno. Lui è un ragazzo d’oro, è uno umile che va al campo come i primi giorni quando stava con noi. E’ un uomo e un professionista esemplare. Ama stare con la sua famiglia ed è uno che dà tanto per la squadra”               

In questi giorni si è parlato di lui in chiave Napoli…

“Questa cosa l’ho letta e sentita. L’ultima volta che ho sentito Emanuele mi ha detto che lui sta bene in Inghilterra, ma che tornerebbe volentieri in Italia anche se non sapeva al momento quanti club del nostro campionato fossero interessati a lui. Secondo me ad una piazza come Napoli non direbbe no. Sarebbe un affare per gli azzurri perché questo è uno che può fare tanti ruoli ed ha la personalità per giocare in piazze così, l’ha dimostrato anche alla Juve”

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