ESCLUSIVA - Garics: "Quando mio padre morì, lo cremammo con la maglia del Napoli addosso. Questa squadra non si rifiuta, neanche in serie B: accettai subito. Il più pazzo? Dico Lavezzi!"

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ESCLUSIVA - Garics: Quando mio padre morì, lo cremammo con la maglia del Napoli addosso. Questa squadra non si rifiuta, neanche in serie B: accettai subito. Il più pazzo? Dico Lavezzi!

di Leonardo Vivard  -  Twitter: @LeonardoVivard

Il goal al Milan su assist di Montervino uno dei ricordi più belli della sua esperienza partenopea. Un ex azzurro che ha deciso di sposare non solo la maglia, ma anche una città per amore. György Garics ha rilasciato un'intervista ai microfoni di CalcioNapoli24

Sei giunto al Napoli grazie a Pierpaolo Marino, che ricordi hai dell'ex ds azzurro? "Gli devo l’inizio della mia carriera, anche perchè è stata la parte più importante. Sono molto contento di quanto fatto fino ad oggi, tutto è iniziato grazie a Pierpaolo Marino. Devo molto al direttore sportivo. Le distanze poi ci hanno allontanato, ma ho avuto un rapporto sincero e corretto. Spero gli abbia fatto fare bella figura". 

Raccontaci un po' quella trattativa... "Fu una trattativa breve, lui mi aveva cercato già a giugno. Ebbi altre offerte, ma morirono dopo poco. In un giorno conclusi con il Napoli perché da entrambe le parti c’era la volontà di chiudere. Napoli non si rifiuta, anche se era in serie B".

Marino aveva un buon rapporto con De Laurentiis? "Ai miei tempi, il presidente era meno presente. Le corde della società le tirava molto di più Pierpaolo Marino. Il Napoli oggi è cresciuto dal punto di vista aziendale e De Laurentiis è sempre più protagonista. Per quanto riguarda il loro rapporto non so più di tanto. Non ero a conoscenza di certi aspetti".

Che tipo di presidente è Aurelio De Laurentiis? "Se io avessi un’azienda come il Napoli preferirei gestirla in prima persona proprio come fa lui. Se sbagli la colpa è tua, ma te ne prendi anche i meriti. Ci vuole una certa bravura nel gestire una società che è arrivata a questi livelli e per i risultati che stanno arrivando direi che sta avendo ragione. De Laurentiis ha avuto grandi maestri anche nel cinema, adesso sta portando avanti la sua idea. Spesso prende decisioni non popolari per i tifosi, ma fino ad oggi la città può essere solo soddisfatta". 

Da mesi si parla dello stato di degrado del San Paolo, tu l'hai vissuto, oltre all'atmosfera dei tifosi, avvertivi dall'interno una certa arretratezza della struttura? "La struttura non è indimenticabile. E’ una cosa che non si può negare, ho avuto la possibilità di respirare l’atmosfera in Germania, anche in seconda divisione. Ci sono strutture fantastiche. C’è una differenza abissale rispetto all’Italia. Non è solo il San Paolo però, moltissimi stadi pagano un gap con quelli del resto d’Europa. Fare un passo avanti in questo senso non è semplice. Il calcio ormai è strettamente legato alla politica. Possiamo parlare di fare stadi nuovi  fino a domani, ma se gli obiettivi sportivi non combaciano con quelli politici non se ne fa niente. Sicuramente il San Paolo non è perfetto, ma l’atmosfera che si respira all’interno è unica". 

Hai giocato con Cavani, meglio lui o Higuain? "Sono diversi tra di loro. Cavani aveva bisogno di più della squadra, Higuain invece se la caricava sulle spalle". 

A Napoli ti insegnano fin da subito ad 'odiare' la Juve. Il primo goal che ti chiedono è alla Juve. Tu hai sposato una napoletana. Con Higuain questo non ha funzionato? "Rispetto la Juventus, Higuain ha capito evidentemente di poter fare uno step successivo nella sua carriera". 

Hai siglato un goal al Milan su assist di Montervino degno di un attaccante: che ricordi hai di quel pomeriggio? "E’ stata l’ultima al San Paolo con quella maglia. Mi sono trovato addosso 20 giocatori, è stato un pomeriggio unico. Mi rimarrà sempre nel cuore". 

Si è spesso parlato di un Montervino capitano che bacchettava i sudamericani Lavezzi, Navarro, Gargano... "Un capitano deve guardare l’interesse della squadra. Se ha visto qualcosa evidentemente c’era qualcosa che non andava. Ma lo spogliatoio è sacro, preferisco non esprimermi. Oggi fuoriescono troppe cose, vengono a riprendere con le telecamere i giocatori negli spogliatoi in mutande. E’ giusto che certi aspetti rimangano all’interno di quelle mura". 

A Napoli gente come Navarro, Hoffer vengono ricordati come bidoni. E' vero? Erano davvero così scarsi? "Se non sono mai stati utilizzati un motivo ci sarà, può essere sfortuna, la piazza difficile. C’è da dire che a Napoli non è semplice giocare. C’è tanta pressione". 

Il giocatore più pazzo con cui hai giocato? "Lavezzi al Napoli sicuramente! Ma anche a Bologna ho incontrato Diamanti, mentre a Bergamo ti faccio il nome di Bobo Vieri. Mi ritengo fortunato ad aver giocato insieme ad uno come lui". 

Vi racconto un aneddoto per far capire quanto la mia famiglia ed io siamo legati a Napoli: quando è morto mio padre, durante gli Europei, è stato cremato con la maglietta del Napoli addosso. Era la sua squadra, aveva un rapporto bellissimo con questa maglia. Sapevamo che era innamorato del Napoli, decidemmo di prendere questa scelta per il suo e il mio attaccamento alla città. 

Attualmente sei senza squadra, farai ancora il giocatore o vestirai i panni del dirigente? "Sto aspettando qualcosa che mi attiri, vorrei restare in Italia. Mi sto allenando con l’Imolese che ringrazio per l’opportunità che mi sta dando. Per ora vorrei continuare a fare il calciatore". 

Torni spesso a Napoli? "Sì. Sento l’affetto dei napoletani, mi apprezzano non solo sotto il profilo calcistico. Questa per me è la cosa più importante. Il calcio prima o poi finisce, fa piacere aver contribuito alla rinascita della società. Abbiamo gettato le basi per ciò che il Napoli sta facendo oggi in Italia e in Champions". 

Mertens fa continue dichiarazioni d’amore per la città: ricordi un giocatore che esprimeva gli stessi sentimenti per Napoli? "Cannavaro Iezzo e Grava sicuramente, ma mi ricordo anche di un grande attaccamento di Amodio e soprattutto Hamsik. Napoli o si ama o si odia".

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