Poteri forti, boomerang e protagonismo

Editoriale  
Poteri forti, boomerang e protagonismo

di Dino Viola (twitter: @dino_viola) e Claudio Russo (twitter: @claudioruss)

Nel giro di un annetto e qualche giorno, il Napoli ha decretato un insolito silenzio stampa 'ad aziendam': l'anno scorso capitò con SKY, stavolta con Mediaset. I due casi sembrano abbastanza simili, in entrambi la società azzurra ha difeso i suoi tesserati da opinioni e fatti evidentemente non graditi (le frasi di Massimo Mauro, che definì 'disonesto' Benitez in un post-partita, in assenza della controparte; il servizio di Paolo Bargiggia su Gonzalo Higuain ed un suo eventuale addio a fine anno, con De Laurentiis 'addolorato').

A prescindere dalle decisioni prese, il Napoli rischia di incappare in sanzioni da parte della Lega Serie A visti i contratti in essere con le emittenti televisive (negli accordi di quest'anno, è Mediaset ad avere la precedenza nelle interviste post-partita, rispetto a SKY e poi alla RAI). L'anno scorso, dopo Napoli-Inter, Ilaria D'Amico disse "Questo è un silenzio stampa che viola gli accordi, contrattualmente ritengo che non si possa fare". Bisogna capire, anche se le situazioni sono diverse, cosa potrà dire Massimo Callegari su Premium Sport. Quella dell'anno scorso fu "una decisione arrivata senza comunicazione, una punizione, anzi un'inadempienza contrattuale per quanto previsto dalla Lega - citando il comunicato di SKY - Benitez parla con gli altri, poi si presenta in conferenza aperta a tutti ma si rifiuta di rispondere alle domande del nostro inviato". Stavolta, invece, il Napoli ha optato per un comunicato stampa sul proprio sito ufficiale attorno all'ora di cena.

Che una società possa decidere di smentire una notizia, ci sta. Eccome se ci sta. Certo, sarebbe esagerato un comunicato al giorno per notizie ritenute infondate dalla SSC Napoli e dal suo presidente Aurelio De Laurentiis. Detto questo, il testo apparso sul sito è abbastanza ineccepibile: c'è l'attacco, duro, al servizio televisivo in questione ("racconta una serie di falsità [...] servizio privo di veridicità e confezionato senza rispettare alcuna regola giornalistica [...] Non esiste alcuna fonte che possa confermare il falso"); c'è un attacco, anch'esso abbastanza duro, nei confronti dell'azienda Mediaset ("E' stata un’azienda importante e rivoluzionaria nel contesto giornalistico italiano: tempi, purtroppo, lontani"). Una decisione non senza precedenti, quella di interrompere immediatamente "i rapporti giornalistici con le reti sportive Mediaset, alle quali i nostri tesserati non rilasceranno più interviste, nemmeno allo stadio, a prescindere da qualsiasi accordo commerciale". 

Le decisioni vanno rispettate, anche quando non vengono condivise: Mediaset, a prescindere dal comunicato in risposta alla SSC Napoli - "Increduli sia per le minacce di violazione contrattuale, sia per le inaccettabili accuse di scarsa professionalità lanciate contro i nostri giornalisti" - , in questo momento non può che prender atto della decisione svantaggiosa nei suoi confronti (sempre per la questione del contratto sottoscritto dal Napoli con la Lega che "garantisce ai broadcaster titolari dei diritti interviste ad allenatori e calciatori nel pre e post-partita. E, nel caso di Mediaset, anche durante la gara"). Non potrà certamente infliggere multe per l'assenza dei tesserati ai microfoni degli inviati tra prepartita-intervallo-postpartita: toccherà alla Lega, eventualmente, decidere il da farsi nei confronti del Napoli.

Tuttavia, dovendo proprio trovare un pelo all'interno dell'uovo (pardon, del comunicato), l'unica frase che realmente stona è la seguente: "Il Napoli e i suoi tifosi non temono i poteri forti e chi voglia destabilizzare un ambiente carico e sereno", a cui segue una pretesa di rispetto giustissima. Ma sono proprio quelle poche parole, di cui sopra, a catalizzare l'attenzione generale. Non è la prima volta, quest'anno, che Aurelio De Laurentiis parla di 'poteri forti' o di 'Palazzo': due mesi fa, dopo Napoli-Empoli, il patron azzurro fece irruzione in conferenza stampa esordendo così: "Vi è piaciuto questo 7 a 1? Vi state divertendo? Non mi permetto di andare contro il Palazzo, quindi non parlo di Juventus....chi non salta è...?". Oppure, ancora una volta, la settimana scorsa a Radio Kiss Kiss riferendosi (velatamente, in teoria) agli arbitri: "Vorrei un po' più sincera disponibilità di chi istituzionalmente ha delle responsabilità ma si comporta irresponsabilmente pur di mantenere la posizione che occupa".

Parlare di 'poteri forti' senza mai fare nomi, restando sempre nel vago senza accuse esplicite, rischia di avere un effetto boomerang: da una parte riesce a compattare l'ambiente-Napoli attorno alla squadra e alla stessa figura di De Laurentiis, spesso bistrattato e al centro di critiche per via della gestione societaria o dei mancati investimenti sul mercato (non ci possiamo fare nulla: è una spirale che non troverà mai fine), dall'altra espone la stessa società a possibili accuse di 'provincialismo' e 'vittimismo' da parte di chi, forse, non riesce ad utilizzare al meglio il proprio tempo a disposizione giorno dopo giorno (e questo vale anche per chi, senza molto senno, si è lasciato andare ad offese e minacce verso lo stesso giornalista). E questo, purtroppo, è l'aspetto più deprimente di una antipatica faccenda che - se ci si fosse limitati ai primi due paragrafi del comunicato - probabilmente non sarebbe mai esplosa. Detto questo, sarebbe stata accettabile anche una rettifica. Invece no, si è andati oltre. Vabbè, che dirvi...

La risposta di Bargiggia è benzina sul fuoco. Diritto di replica al comunicato ma il giornalista, dal canto suo, non ha perso l'occasione per sottolineare la reazione spropositata del club ed alimentare la polemica senza soluzione di continuità. Non ci pensa su due volte ad invocare una libertà di stampa che, a suo dire, non era stata messa a repentaglio nememno ai tempi di Calciopoli. A dire il vero, nel periodo dello scandalo, l'informazione fu soltanto filtrata dai media: di male in peggio. Il tratto vanesio di Paolo Bargiggia si scorge in maniera sfumata quando arriva ad autoelogiarsi: "La durezza di questo comunicato significa che ho fatto bene il mio lavoro". E' il suo momento, è riuscito a ritagliarsi un ulteriore momento di gloria, è giusto che si compiaccia con quanto fatto. Questo gioco delle parti però nasconde delle insidie. Affermare che "Quel comunicato ha armato la parte del tifo becero" è un'accusa altrettanto pesante. Il caso sta prendendo una piega inaspettata, da entrambe le parti si sta ingigandendo l'accaduto. Cosa vorrebbe lasciare intendere con quella frase? La società darebbe il via libera o avallerebbe manifestazioni violente del tifo? Forse è solo un tentativo per ergersi maggiormente a vittima. Una strumentalizzazione, forse. Oppure si tratta solo di un'altra mossa cinica. Se da un lato lo stesso minimizza e, con giusta causa, si sorprende per la reazione spropositata rispetto ad una notizia di calciomercato, poi afferma di non poter tranquillamente girare nella città di Napoli. Sempre per una notizia di calciomercato. Nessun bavaglio all'informazione, ma se si mettono in evidenza certi aspetti delle dichiarazioni di Bargiggia è perchè avremmo preferito un atteggiamento diverso a difesa della categoria, sincero nella tutela del giornalismo e meno protagonista.

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